Solstizio d'Estate a Roseto degli Abruzzi

18 Giugno 2016 - pomeriggio

FEDERAZIONE EUROPEA OBBEDIENZE MISTE (F.E.O.M.) - Roma

Grande Oriente Dei Tre Mari D’Italia - Sanremo

Gran Loggia Federale D’Italia - Roma

Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana degli A.L.A.M. – Tradizione di Piazza del Gesù - Roma

Gran Loggia Italiana di R.S.A.A. - Pisa

 organizzano il

 Solstizio d’estate 2016

presso

 Agriturismo Borgo degli Ulivi

Contrada Volpe n.7- Cologna Paese (Roseto degli Abruzzi)

Ore 17.00 raduno al Casale Colle della Corte per raggiungere l’Agriturismo indicato

Ore 17,30  raduno degli iscritti alle associazioni indicate

Ore 18,00 Apertura dei lavori e ricevimento dei Dignitari

Ore 18,30 /19,30 Cerimonia del solstizio

 

 Il programma completo nel pdf allegato. 

Programma 16-17-18 Giugno.pdf 

 

 

 

Am Groner Freiband N5

“Donne da redimere e che redimono. E’ questo il primo appunto che mi sono scritto nel leggere «Am Groner Freiband n° 5» di Michael Sfaradi. Chi avesse avuto modo di leggere «I lunghi giorni della Arctic Sea» potrebbe condividere questa mia osservazione.

In Arctic Sea il protagonista incontra una donna problematica, ormai incapace di amare, perché convinta dalle sue traumatiche esperienze di non essere degna d’amore e la redime con un inaspettato gesto di rispetto. Da quel gesto di redenzione sarà a sua volta redento, scoprendo la relazione d’amore con il femminile.

In «Am Groner Freiband n°5» la redenta è Rivka, l’istruttrice di ferro delle reclute israeliane, alla quale il trauma della morte del marito ha inibito la femminilità. Nel rapporto con Ruben, il protagonista del romanzo di Sfaradi, Rivka riscoprirà il suo essere donna, sbloccando anche la sua maternità. L’inconsapevole redentore, nell’apprendere le motivazioni profonde della dinamica redentiva, sarà a sua volta redento, scoprendo finalmente l’amore per il femminile.

Sfaradi, nei due romanzi, affronta il tema dell’eterno femminino, del suo problematico rapporto con un maschile incapace di comprenderlo, ma redimente e redento quando si concede all’incontro.

Rosy Domini, con l’immagine di copertina, dà forza alle mie impressioni. La Gänseliesel, la statua della guardiana delle oche della fontana di Göttingen, è complesso simbolico che sostiene iconograficamente quanto con lo scritto ci trasferisce Sfaradi e ci introduce all’eterno femminino come sedes sapientiae.

Il secondo appunto riguarda Israele, patria in quanto luogo dei padri: non territorio, ma itinerario.

Ruben sogna una patria dove, come scrive Sfaradi, “l’unico sporco ebreo è un ebreo che non si lava”; è una patria rifugio, dove non c’è la pressione del secolare disprezzo voluto dai cristiani per il popolo deicida e dagli islamici per chi ha tradito il messaggio divino. Israele è la terra degli ebrei, dove gli ebrei si riconoscono e dove non c’è chi li guarda di traverso o li considera dei subumani. Tuttavia la terra sognata si rivela necessariamente un sogno.

Ruben sente il richiamo della diaspora, che si materializza in un luogo catartico, la Germania di Göttingen, dove due Sefer Torah, miracolosamente salvi, rendono evidente la verità insita nel detto: «Nulla accade a caso», ma anche la realtà cogente di quel fenomeno che Jung definisce sincronicità e che spesso è banalizzato, per insipienza, nel concetto di coincidenza. I due Sefer Torah sono i testimoni della diaspora che è Israele come itinerario di un popolo iniziatico, depositario e custode di antiche sapienzialità, la cui origine si perde nella notte dei tempi e che sono «radici».

Il destino di un popolo iniziatico non è e non può essere la stanzialità, ma il cammino, in quanto la «terra promessa» non è una terra, ma la Terra.

Il tema di un popolo iniziatico non è il dominio, ma la semina.

E così i Sefer Torah riemergono dalle rovine, come i geroglifici, il  Per Em Ra, l’’Enuma Elish, le Triadi bardiche e tanti altri tasselli tradizionali, i quali, risalendo, come fa il salmone, verso la sorgente, riconducono alla Tradizione.

Ruben, cercando la diaspora trova se stesso e si orienta; ritrova il senso di un cammino.

La diaspora è panspermia, è semina costante; è cammino senza sosta.

Il destino di un popolo iniziatico non è facile, anzi: è difficile e doloroso, ma è fecondo”. 

Silvano Danesi

La R:.L:. Athanor nella Serenissima

La R:.L:. Athanor, all'Oriente di Forlì, nella Valle del Montone, è da oggi, 29 aprile 2016, parte attiva della nostra Comunione. Alle Sorelle e ai Fratelli della R:.L:. Athanor, il caloroso benvenuto dell'intera Comunione. 

La R:.L:.Hiram nella Serenissima

La R:.L:. Hiram all'Oriente di Fermo, nella Valle del Tenna, è da oggi, venerdi 29 aprile 2016, parte attiva della nostra Comunione. Alle Sorelle e ai Fratelli della R:.L:. Hiram, il caloroso benvenuto dell'intera Comunione. 

Grave lutto della Serenissima

Un grave lutto ha colpito la Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana degli A:.L:.A:.M:. Tradizione di Piazza del Gesù, Grande Oriente di Roma. Il Ven:.mo e Pot:.mo Fratello Antonello Laganà, Gran Segretario e Gran Maestro Aggiunto della nostra Comunione si è spento improvvisamente nella notte tra lunedi 11 e martedi 12 aprile u.s.

Antonello Laganà era un uomo intelligente, capace, onesto, coscienzioso, che ha dedicato la sua vita ad una conduzione onesta e lineare di ogni giorno del suo percorso terreno. Per la nostra Comunione è stato, soprattutto in questi quasi tre anni nei quali ha svolto la funzione di Gran Segretario, un pilastro portante dell'Istituzione, non solo per la parte specifica dei compiti connessi con la sua carica, ma per la sua intelligente capacità di comprendere i processi in atto e di dialogare, senza ambiguità, con tutte le Sorelle e i Fratelli della Comunione.  Coscienzioso applicatore delle regole statutarie dell'Istituzione, ha saputo elargire consigli per superare ostacoli, per appianare problemi, per raggiungere il comune obbiettivo di una serena e armoniosa convivenza. 

Antonello, alla sua indubbia professionalità, acquisita anche in decenni di onorato servizio quale Servitore della Stato, accompagnava una vena di sottile ironia capace di dare ad ogni questione il suo giusto peso, la sua giusta dimensione. In buona sostanza, era un uomo accorto e saggio. 

Antonello era un laico, nel vero senso della parola, ossia non incline a dogmi, a certezze assolute e per questo in animo di ascoltare tutte le varie opinioni, mai mancando di esprimere la sua. 

Antonello è stato un vero Maestro Massone. 

L'uso del passato, se è appropriato per la sua ormai trascorsa esperienza terrena, non lo è per la sua vita. Antonello vive in mezzo a noi, con noi, sia pure da un'altra dimensione. Antonello è vivo. Ed è per questo che le Sorelle e i Fratelli della nostra Comunione lo considerano attivo, nel suggerire, nel guidare, nel dare il suo contributo, come sempre ha fatto, in piena libertà e per la libertà. 

 

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