Convegno sui Fedeli d'Amore

L’Associazione Culturale Centro Studi Anthropos, in collaborazione con il Centro Studi l’Arca di Napoli e con il Centro Studi Jacon Pathenope di Napoli ha organizzato un convegno sul tema: Dante e i Fedeli d’Amore.

Il convegno si è svolto nella prestigiosa sede dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici.

Aperto dal presidente di Anthropos, avvocato Luigi Bastiani, il convegno ha registrato le relazioni di:

Dottor Silvano Danesi (Anthropos) sul tema: Gli insegnamenti d’amore in Chrétien De Troyes.

Professoressa Maria Antonella Caggiano (L’Arca) sul tema: Dante Fedele d’Amore.

Professor Franco Eugeni (Accademia Piceno Apruntina dei Velati) sul tema: Cecco d’Ascoli Fedele d’Amore.

Professoressa Maria Antonietta Mamone (Accademia Belle Arti di Reggio Calabria) sul tema: La visione di Dante nell’Arte.

Professor Renato Palmieri (Fisico) sul tema: Il XXXIII canto del Paradiso.

Ha moderato la professoressa  Anna Manfredi

 

Il convegno è stato aperto dall’intervento del presidente di Anthropos.

“Nel porgere il benvenuto ai presenti—ha esordito l’avvocato Bastiani—, desidero informarli che il centro studi Anthropos, unitamente al Centro Studi l’Arca e al Centro Studi Jacon, ha come scopo quello di approfondire alcuni dei temi culturali che ritengono fondamentali per la conoscenza dell’uomo. Tra questi, le origini delle varie tradizioni culturali e principalmente, quindi, della Tradizione che tutte le riassume: quella usualmente distinta, e solo per la gradualità della comprensione, tra  esoterismo ed exoterismo, posto che diverse sono le facoltà di comprensione dei singoli. Sino al XII-XIII secolo la distinzione è esistita senza troppi contrasti, con le esperienze precipue degli Ordini contemplativi, la Cavalleria, i Templari, i Fedeli d’Amore, i Costruttori di Cattedrali, ecc. “.

“Nel XVIII— ha continuato l’avvocato Bastiani— si concluse l’inversione della funzione “illuminante” della preminenza spirituale sul materiale, esaltando il “sociale”, l’equipollente di profano.  Tutta l’opera di René Guénon è il “memento” di questo rovesciamento e la dimostrazione che la Carità e l’Amore, come tradizionalmente intesi dai loro Fedeli, che identificavano la Donna con l’intelligenza trascendente e la saggezza divina, sono l’equivalente dei mezzi della Conoscenza Tradizionale, della Filosofia perenne”.

“Questo convegno— ha concluso il presidente di Anthropos— ha lo scopo di evidenziare le modalità della continuità della Tradizione, senza frattura alcuna, nell’epoca medievale, tra la parte esoterica e quella exoterica, essendo complementari, sia pure graduali e successive, nonché alternativamente risorgenti, come sempre nei cicli cosmici”.

Il dottor Silvano Danesi ha introdotto una riflessione sulle opere di Chrétien de Troyes e sui coevi racconti del Mabinogion gallese. Riflessione tesa a dimostrare che il maggior poeta europeo prima di Dante era un Fedele d’Amore e che nei suoi romanzi esiste un riferimento puntuale alle radici celtiche della setta alla quale appartenne Dante.

Nelle sue opere Chrétien ci comunica non solo che la setta era viva al tempo di Artù, ma che aveva tra i suoi adepti uomini e donne e che era collegata alla linea di pensiero “giovannita” della mistica della luce, alla quale aderivano  i monaci cristiano-celtici e che aveva un suo antico fondamento anche nella cultura druidica.

La professoressa Maria Antonella Caggiano ha affrontato il tema centrale del convegno, ossia l’opera di Dante in quanto Fedele d’Amore, mettendo in luce il misticismo della setta in contrapposizione all’ortodossia cattolica. La professoressa Caggiano ha evidenziato come Dante nella Divina Commedia abbia delineato un percorso iniziatico basando la sua descrizione su un’esperienza reale, intimamente vissuta.

Il professo Franco Eugeni, dopo aver asserito che probabilmente la setta è emigrata anche in oriente con il poeta mistico Ibn Arabi, ha descritto la figura del Fratello d’Amore Cecco d’Ascoli (al secolo Francesco Stabili), finito sul rogo per eresia.

Nel suo trattato: “L’Acerba”, come ha ricordato il professor Eugeni, Cecco d’Ascoli ha fatto il punto sulla scienza del tempo e probabilmente da questa sua impostazione scientifica nasce anche la sua critica a Dante, in quanto Cecco d’Ascoli riteneva la Divina Commedia un’opera di pura fantasia.

La professoressa Maria Antonietta Mamone ha affrontato, con dovizia di particolari, la visione di Dante nell’arte, con riferimenti al Botticelli, chiamato dai Medici a illustrare la Commedia, a Raffaello, a Masaccio, a Bosh, a Doré, a Dalì a ad altri autori di un lungo percorso figurativo che ha commentato, con l’evidenza delle immagini, l’opera del sommo poeta.

L’incontro, al quale ha partecipato un numeroso pubblico, è stato moderato dalla professoressa Anna Manfredi.

L’iniziativa dell’Associazione culturale Centro Studi Anthropos, del Centro Studi l’Arca Napoli e del Centro Studi Jacon Parthenope Napoli, ha avuto il patrocinio morale dell’Ente provinciale del turismo napoletano.

 

 

 

Dante e i Fedeli d'Amore sulla stampa

Napoli.com, il quotidiano on-line della città di Napoli, ha presentato, con un articolo di Corrado Valletta, il convegno organizzato dal Centro Studi Anthropos sul tema: Dante e i Fedeli d'Amore". L'articolo è consultabile sul sito: 

http://www.napoli.com/42273

oppure nel file pdf allegato. 

Parlano di noi.pdf

 

 

I Fedeli d'Amore alla corte di Artù

Il saggio offre una lettura critica delle opere di Chrétien de Troyes che consente di collocare il maggior poeta medievale prima di Dante tra i Fedeli d'Amore e di rintracciare le radici del suo e del loro pensiero, attraverso la letteratura celtica, nella tradizione druidica. 
http://ilmiolibro.kataweb.it/…/i-fedeli-damore-alla-corte-…/

 

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