22 giugno 2013 - Celebrazione del Solstizio Nazionale della S:.G:.L:.N:.I:. degli A:.L:.A:.M:. allOr:. di Brescia.

Festa di San Giovanni o di Mezza Estate 2013 E:.V:.

 

Orazione del Fratello Silvano Danesi, Oratore della R:.L:. Libero Pensiero di Brescia, alla cerimonia del Solstizio d'estate di domenica 23 giugno 2013, che ha avuto inizio alle ore 19, presso l’Agriturismo Bel di Bertussi, via Mascondina 5 - Raffa di Puegnago del Garda, in provincia di Brescia, nel Tempio allestito sotto la volta del cielo stellato, nell’uliveto adiacente l’agriturismo.

Presenti, oltre ai Fratelli della R:.L:. Libero Pensiero all’Oriente di Brescia:

il Fr. Luigi Bastiani, Serenissimo Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana, Tradizione di Piazza del Gesù, Palazzo del Sacramento;

il Fr. Severino Scarazini, Serenissimo Gran Maestro della “Serenissima Gran Loggia di Albania degli Antichi Liberi Accettati Muratori”;

il Fr. Guido Biscuolo, Gran Maestro Aggiunto della Gran Loggia Simbolica Unita;

un rappresentante del Rito di Misraim e Memphis;

il Fr. Silvano Danesi, in rappresentanza dell’Accademia Bardica e Druidica italiana “Oltre la Nona Onda”.

 

 

Il rituale massonico relativo alla “Festa di San Giovanni o di Mezza Estate”, già nel suo titolo, ci riconduce ad antiche ritualità indoeuropee e nel suo svolgimento costituisce una continuità semantica con il Prologo dell’Evangelista Giovanni, che del Giovanni Battista costituisce l’opposto e, proprio per questo, inevitabilmente l’identico.

Il solstizio, nel mezzo dell’estate, vede il Sole (simbolo evidente della nascosta “Sorgente Originale” e dello zenit della “Radiazione d’energia”) al massimo del suo splendore e, perciòstesso, collocato nel punto di inversione, laddove inizia il suo declino, che lo porterà, al solstizio d’inverno, al Nadir della “Radiazione d’energia”, quando il Sole rientra nel nascondimento della “Sorgente Originale”.

Il solstizio d’estate e, conseguentemente, il Giovanni d’estate, rappresentano la massima espressione della verità in quanto a-lethéia, non nascondimento, realizzazione nella Natura (Giovanni uomo silvestre) dell’annuncio (evangelo) che il Giovanni d’inverno ci ha consegnato.

Essendo Giovanni stesso il Logos, come ho tentato di dimostrare nel mio: “Giovanni il Logos” (http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=994685), egli è annuncio e realizzazione, verità (a-lethéia) e nascondimento, nella ciclica legge enantiodromica ove tutto diviene nell’immobilità, ove ogni cosa contiene il suo contrario, nell’ambivalenza simboleggiata dal Giano (Janua, porta) bifronte, che evidenzia la legge della reversibilità simbolica, ovvero, come direbbe Umberto Galimberti, “la legge fondamentale dello scambio simbolico per cui tutto è reversibile e nessuna linea di demarcazione divide una realtà da un’altra”. (Umberto Galimberti, Il corpo, Feltrinelli).

Il punto di inversione è un punto “magico”, in quanto è “terra di mezzo”, punto di equilibrio e, come insegnano le Triadi bardiche, in quanto punto di equilibrio, è punto di libertà, poiché la libertà va concepita come punto di equilibrio di tutte le opposizioni.

L’enantiodromia eraclitea, ossia quel ciclico camminare uscendo dal nascondimento per realizzarsi nella Natura, è proprio del Logos, che nel suo mostrarsi presso l’Arché, si differenzia dall’Arché, rimanendo l’Arché. Il Logos mostrandosi si nasconde e nascondendosi si mostra e Giovanni Battista è il Logos nella sua massima verità (a-lethéia) in quanto IMMERSO (greco baptismós), ossia materializzato nell’acqua battesimale, che è l’opposto-identico del fuoco semprevivente. 

In perfetta continuità con il Prologo, Giovanni, in altra parte del suo Vangelo, fa dire a Gesù: “Io sono la via (il cammino), la verità (a-lethéia) e la vita", dove vita nel testo originale greco è zoé, ossia Natura, vita in generale.

Nel Prologo Giovanni (1,14) scrive: “E il verbo si è fatto carne”. Nel testo greco si legge, più propriamente: “E il Logos divenne sarx”, dove sarx non è carne, ma corpo in senso generale, esistenza umana, umanità. Il Logos, dunque, non è divenuto un singolo uomo, ma, così come è divenuto Natura, è divenuto Umanità.

Ed è per questa essenziale considerazione che Giovanni Battista è il “nostro grande predecessore”. Noi, come lui, Logos divenuto zoé (Natura), siamo degli “immersi” nelle acque del divenire, in cui l’Essere Supremo si riflette, cosicché noi siamo il diveniente bios (natura individuale) dell’Essere, il quale, nel suo convergere-divergente e divergere-convergente evidenzia la diversità-identità dell’Essere Umano con l’Essere Supremo. 

 

L’olio, il vino e il grano sono elementi nutritivi essenziali per l’uomo naturale e, simbolicamente, ne sono anche gli aspetti costitutivi: fluido vitale, spirito e corpo. Aspetti costitutivi che vengono sacrificati sull’altare del fuoco, in un ritorno dall’immersione (baptismós) nelle acque del divenire al fuoco semprevivente, secondo una ritualità che evoca antichi riti vedici, braminici e druidici.

 

L’Essere (to on), l’Origine, la Sorgente Originale, l’Arché nascosta, la Grande Tenebra, è divergente-convergente e il suo enantiodromico cammino introduce la circolarità simbolizzante il sacro, cosicché anche la circolarità del tempo annuale, con le sue cadenze ricorrenti, induce ad uscire dal tempo storico lineare, per tendere al tempo non-tempo del sacro (sakra in sanscrito è cerchio).

Nella circolarità è leggibile l’identità dei contrari (tautón), cosicché l’immobile ontos produce il suo contrario metallaghé, il cambiamento, il divenire, che produce a sua volta il suo contrario, l’immobile ontos.

Lasciare metallaghé fuori dal Tempio significa volgersi verso l’ontos e lasciare il Tempio per tornare nel mondo profano (pro-fanum), che sta davanti al Tempio, è volgersi verso il divenire, ma, come insegna Eraclito, l’uno è il molteplice e il molteplice è l’uno.

 

Festa di Mezza Estate

 

La Festa di Mezza estate è festa della Natura, di quella Natura matura e rigogliosa che è rappresentata dalla Rosa Rossa a Cinque Petali, simbolo antico della Dea Madre di mezza estate. E qui la continuità semantica ci sovviene se pensiamo che l’inizio dell’estate è la Prima-Vera, il primo Verano (prima estate), quando fiorisce il biancospino e che la pienezza dell’estate è la mezza estate, quando fiorisce la rosa selvatica (canina), che il declino dell’estate è il declinare del Sole verso l’equinozio d’autunno, quando matura il pruno.

Il biancospino, la rosa selvatica e il pruno erano e sono la “rosa antica”, simbolo della Dea: fanciulla, matura e vecchia; la trinità femminina. 

Tre rose dotate di spine. La spina ci rammenta antichi rapporti con le religioni stellari e più recenti rituali dei Cavalieri del Tempio.

 

Il tempo estivo, o di mezza estate, ci è dato da un calendario solare che ha inizio all’equinozio di primavera e termina all’equinozio d’autunno, quando il sole scende sotto l’orizzonte celeste e si consegna all’oscurità.

Mezza estate è tempo di enantiodromico equilibrio, punto magico di incontro tra mondi e dimensioni, così come questo imbrunire che ci vede riuniti e così come mirabilmente ci è testimoniato dall’opera di Shakespeare, quel “Sogno di mezza estate” dove il mondo degli uomini e il mondo fatato del “Piccolo Popolo” si incontrano.

E se tutto questo può sembrare assurdo, si può sempre seguire l'invito che il folletto Puck rivolge ai lettori, nel monologo conclusivo della fiaba, di rifugiarsi nel mondo del sogno.

 

"Atto V - Scena I - Conclusione

 Puck

 

Se l'ombre nostre v'han dato offesa,

Voi fate conto v'abbian colto,

Queste visioni, così, a sorpresa,

Mentr'erravate in preda al sonno;

In lieve sonno sopiti, ed era

Ogni visione vaga chimera.

…….

 

 

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